WhatsApp e WeChat: allarme sicurezza

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Tempo fa i ricercatori di FilePerms avevano scoperto, grazie alle tecniche di  reverse engineering, che WhatsApp non utilizzava alcun algoritmo di crittografia per oscurare il testo dei messaggi. Quindi era possibile  “captare” i messaggi, inviati in una stessa rete Wi-Fi, e poter leggere senza alcuno sforzo il loro contenuto.

Successivamente l’applicazione si è aggiornata e ha iniziato ad adottare un semplice algoritmo crittografico per cifrare i messaggi. Purtroppo l’algoritmo è così semplice che risulta, con le moderne capacità di elaborazione, facilissimo da rompere. Recentemente è stata scoperta anche una falla per l’autenticazione: infatti è possibile mandare messaggi fingendo che siano inviati da un altro numero di cellulare.

Quando WhatsApp ha introdotto i costi di abbonamento annuale per usufruire del suo servizio, sono proliferati in rete applicazioni simili, del tutto gratuite, come WeChat. Anche chi non la conosceva, in questi mesi è stato bombardato da pubblicità in televisione e sui giornali. Ma anche WeChat non è regina nella sicurezza informatica: il ricercatore italiano Roberto Paleari ha trovato dei bug che potrebbero violare la privacy degli utilizzatori. Una funzione nascosta, destinata agli sviluppatori, consente di  intercettare le password degli account Wechat installati sullo smartphone, comprese le conversazioni.  

Anche se in tanti sconsigliano addirittura di utilizzare queste applicazioni, l’importante, come per tutte la cose, è conoscere lo strumento che si utilizza.

(via)

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